Nuovi linguaggi

19481706-Dreamy-emoticon-with-his-head-propped-by-his-hands-Stock-VectorQualche tempo fa ho avuto occasione di discutere con delle persone del fatto che stanno nascendo nuovi linguaggi generati dall’uso dei social networks. Un pò per amore di discussione e un pò per gioco ho sostenuto che l’uso delle (degli?) emoticon – le faccine per intendersi – sarebbe stato tra i nuovi modi di esprimersi un pò come lo è probabilmente stato l’uso dei graffiti in epoca preistorica. I miei interlocutori (interlocutrici) sostenevano che questo tipo di evoluzione avrebbe portato certamente ad un impoverimento del linguaggio con gravi conseguenze sullo sviluppo del pensiero.
E’ stato con un certo piacere che ho letto questo articolo su Repubblica -22 giugno 2015 che conclude arrivando alle mie stesse conclusioni.

Non cambiamo mai

Alla fine della seconda Guerra Mondiale in Italia i “Venus Fixers” – i soldati e gli ufficiali inglesi ed americani che aiutarono nella ricostruzione dei monumenti distrutti o  danneggiati durante la guerra – si apprestano a lasciare l’Italia e partecipano a molte riunioni con gli italiani per il passaggio di consegne. IMG_2942Uno di loro – Keller – racconta di come noi organizziamo e conduciamo le riunioni. Se leggete il testo in fotografia e confrontate l’atteggiamento descritto con quello di un qualunque talk-show di oggi non troverete nessuna differenza. Non cambiamo mai. Ma in fondo non siamo così male!

Probabilità

La scena: il ristorante Cacio e Pepe in Prati a Roma. Anche se potrebbe accadere dovunque. 125px-Flag_of_Texas.svgI tavoli sono piuttosto vicini e non è difficile ascoltare quello che che dicono i nostri vicini. Due signori accanto a noi parlano in spagnolo. Ad un tratto quello vicino a me si volta e mi chiede se parlo inglese. Alla mia risposta affermativa comincia a chiaccherare mentre io mi aspetto una richiesta di informazioni turistiche. Si presenta “sono un prete cattolico di Houston (Texas) e sono a Roma perché sto scrivendo un libro sul significato dell’eucarestia nella religione cattolica”. Grande meraviglia quando gli dico che abbiamo vissuto a Austin e che conosciamo Houston. Non so come si scivola sulla religione e iniziamo una lunga conversazione sulla chiesa, sul cattolicesimo di oggi e sull’influenza di questo sulla vita pubblica italiana. Siamo di opinioni diametralmente opposte ma quale è la probabilità di incontrare un prete cattolico di un posto lontano (che conosciamo bene) e avere una discussione di teologia?

Giovane? Vecchio?

Un amico mi ha passato il link ad un articolo sul New York Times sulla mente degli anziani. L’articolo si conclude così: “It’s not that you’re slow. It’s that you know so much.” La trovo una bella conclusione. Per i più curiosi l’articolo è qui: http://newoldage.blogs.nytimes.com/2014/01/27/the-older-mind-may-just-be-a-fuller-mind/?_php=true&_type=blogs&alg=3L6LK&_r=0
Buona lettura!